"Dobbiamo trasmettere ai giovani un messaggio di pace"

Don Carlo Caneva, primo parroco di Cargnacco e fondatore del Tempio che ricorda le vittime della Campagna di Russia, era chiamato gioiosamente "il prete con i calzoni alla zuava e le mani sporche di calce".

Nominato parroco di Cargnacco al rientro dalle Campagne di Albania, Grecia e Russia, smosse in positivo la vita del paese e cominciò a coltivare il sogno di un luogo dove potessero pregare e deporre un fiore le famiglie di tanti giovani morti in guerra.

Nel ’49 la posa della prima pietra, dalle mani di un padre di tre figli dispersi in Russia.

 

Poi la ricerca dei finanziamenti e l’assiduo coinvolgimento di paesani e alpini per avere "braccia da lavoro". Altro sogno che don Caneva realizzò fu il rimpatrio del primo caduto ignoto grazie alla collaborazione del generale Benito Gavazza, cui seguirono le migliaia di salme oggi tumulate nella cripta. 

L’11 settembre 1955 veniva solennemente inaugurato il Tempio di Cargnacco intitolato alla Madonna del Conforto e dedicato ai Caduti e Dispersi della Campagna di Russia. L’opera, tra le prime di questo tipo a nascere nel dopoguerra, realizzava il desiderio dei pochi fortunati sfuggiti alla tragedia di avere un luogo in cui raccogliersi, nel ricordo di chi non era “tornato a baita”.

Don Caneva, cui è intitolata la piazza antistante il Tempio, è morto nel ’92 e il ricordo della sua instancabile azione e della sua coinvolgente personalità è vivo sia negli abitanti della zona, sia in tutti coloro che conoscono la storia dei Caduti e dei Dispersi di Russia.

Egli, per suo espresso volere, riposa nella cripta del Tempio, insieme alle spoglie di tutti i soldati recuperati in terra russa e ucraina.

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